Diodato pronto per l’Ariston con «Ti muovi»: «Dopo Sanremo, un disco registrato dal vivo»

Il cantautore tarantino, fresco di Ciak d'Oro per il brano «La mia terra», colonna sonora del film Palazzina Laf di Michele Riondino, torna sul palco a quattro anni dalla vittoria con «Fai rumore»

el 2020 trionfò con «Fai Rumore», brano che diventò simbolo del primo periodo di pandemia. Puntuale come un anno bisestile, il cantautore tarantino Diodato sarà fra i concorrenti dell’edizione 2024 del Festival di Sanremo, in gara con il brano «Ti muovi», che lui stesso ha scritto, arrangiato e prodotto insieme a Tommaso Colliva. Testo e musica, tutto da solo: «una sfida personale» è il suo commento.

Una ballad intensa ed energica impreziosita da un indiscusso talento vocale, un crescendo di emozioni che trova la massima esplosione sul finale accompagnato dagli archi. Un brano che racconta il viaggio nell’animo di un uomo che incontra l’inaspettato, equilibri in movimento. «Arrivo da anni splendidi, in cui ho capito come la musica sia compagna di vita – racconta Antonio Diodato alla «Gazzetta» – È stato tutto naturale, ho cominciato a sentire qualcosa che stava riaffiorando e mi sono trovato in sintonia con amici vicini che stavano provando lo stesso. Quasi una chiamata: mi sono chiuso nel mio studio casalingo e la canzone pian piano è cresciuta sempre di più. Avrei voluto che qualcuno mi immortalasse durante quel periodo: ho sentito un trasporto forte, anche perchè Sanremo l’ho già vinto, e non a vent’anni, ero maturo e piuttosto preparato (non a tutto ciò che è successo dopo, però – sottolinea in riferimento al Covid, ndr.). Mi è rimasto uno splendido ricordo di quell’esperienza, il pubblico è ancora affezionato a me su quel palco, e spero riesca ad avvicinarsi anche a questo brano. Proverò a raccontare in musica il mio stato d’animo, magari con meno ansia rispetto alla prima volta».

Per la serata dedicata alle cover del 9 febbraio sarà accompagnato dal cantautore Jack Savoretti, di origine genovese, su «Amore che vieni, amore che vai», in omaggio ai 25 anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè: «Un brano che ho già eseguito e mi ha avvicinato alla sua poetica – continua Diodato – ho trovato un punto di contatto mentre prima la sua musica la sentivo molto lontana. Spero solo di non aver azzardato troppo: l’abbiamo stravolta». Un’energia, quella descritta dal cantautore tarantino, che confluirà in un disco pubblicato subito dopo Sanremo, un album registrato con la band in presa diretta alle Officine Meccaniche di Milano, dove i suoi successi e alcuni brani che nei dischi precedenti avevano trovato meno luce saranno riproposti in una nuova veste. «Tutto dal vivo, come si faceva una volta – spiega – per fotografare sensazioni del momento. È un lavoro “sporco”, ci sono addirittura pezzi dove suono la chitarra e nel frattempo canto, volevo tirare fuori questi anni di trasformazione e liberazione, di me e della mia musica».

E rimanendo nella cronaca, è di pochi giorni fa la notizia del Ciak D’Oro vinto dal brano «La mia terra» di Antonio Diodato, parte della colonna sonora del film «Palazzina Laf», dedicato alla vicenda di mobbing nei confronti di 79 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto ai tempi dei Riva, diretto dall’amico Michele Riondino. «Sono felicissimo per questo film e spero sia solo l’inizio di una lunga serie di premi – conclude – è una storia raccontata con intelligenza e delicatezza, un aspetto specifico della madre di tutti i problemi che continuiamo a vivere in questa terra. È stata una splendida occasione poter partecipare alla sua opera prima, con un brano in cui ho trovato una chiave per parlare della mia Taranto, inserendoci perfino il mito della sua fondazione: è la terra che ho scelto, in cui ho vissuto gli anni più importanti, e lotterò per lei».